Croazia

Da Vinopedia.

Dal punto di vista della viticoltura la Croazia si può suddividere in due regioni: continentale e litoranea. Ognuna di queste si caratterizza per peculiarità geografiche, orografiche, geologiche, agro-ecologiche, ampelografiche, economiche etc. Dall’estremo nord-ovest della Croazia sotto l’influsso del clima mitteleuropeo, ai territori orientali vicino al Danubio e ai rilievi del monte Fruška gora dove troviamo la decisa influenza del clima pannonico, fino all’Istria nel nord e la provincia di Ragusa (Dubrovnik) e l’entrata nelle Bocche di Cattaro nella costa meridionale dell’Adriatico che beneficia del clima mediterraneo, troviamo numerose regioni vitivinicole molto diverse tra loro. Queste vengono classificate in cinque zone in base ai valori climatici quali la temperatura media annua, l'irraggiamento solare, le oscillazioni di temperatura e la cadenza delle gelate in tarda primavera o inizio autunno, la quantità e distribuzione delle precipitazioni, l'umidità dell’aria ed altri fenomeni come nebbia, grandine, rugiada e neve, la frequenza ed intensità dei venti, il numero dei giorni di sole etc., unitamente ad altri parametri relativi alla composizione e forma del suolo, esposizione ed inclinazione ed in particolare alle varietà di vite. Tutto ciò determina le modalità e la qualità del prodotto finito, la cui ampia varietà differenzia la viticoltura croata da ogni altra realtà. È davvero raro trovare in uno spazio così ristretto una tale diversità di vitigni e vini, cosa che annovera la Repubblica di Croazia (RH) tra le più interessanti zone vitivinicole del mondo.

Indice

Breve cenno sulla storia della viticoltura e vinificazione in Croazia

Il vigneto in Croazia.
Gli esperti della viticoltura, ma anche tutti i consumatori e amanti della vite e del vino troveranno notizie particolarmente interessanti sulla storia della vite e del vino in Croazia, ma anche se si eseguono studi generali sui vitigni e vini, ad alcune domande non sono state date ancora risposte certe ed esaustive. Ricordiamo almeno qualche curiosità: nel territorio croato sono stati trovati resti fossili di vite, a Radoboj in Hrvatsko zagorje, datati al terzo periodo del mesozoico (cretaceo), in altre parole più di settanta milioni d'anni fa. Che tale scoperta non sia l'unica lo dimostrano altri fossili in Istria ed in diverse parti del territorio; spesso succede che durante la preparazione del terreno per l'impianto del vigneto si trovino lastre di pietra dove sono impresse foglie, semi o barbatelle, oppure anche ceramiche raffiguranti viti. Occorrerebbe documentare e classificare ed analizzare tali ritrovamenti scientificamente, perchè sono importanti sia per la scienza e storia della viticoltura in generale, sia come potenziale impulso al marketing dei vini croati.

Oltre ai resti fossili che testimoniano la presenza della vite nel nostro paese nel passato, ricordiamo che in molti luoghi (nel sud della Dalmazia ed in Erzegovina) vi è la vite selvatica che la gente chiama vinika, vinjaga e loznica (n.d.t. tutti nomi riconducibili alla vite selvatica), dato che contribuisce alla scoperta dell'origine geografica della vite. Si suppone che siano stati i coloni della Grecia antica a portare la cultura della vite sulle nostre coste, mentre i Romani, insieme agli Illiri, Celti, Traci e Greci hano avuto un ruolo preminente per la sua espansione nell'entroterra. In Istria nel 179/178 a.C. i Romani hanno trovato viticoltura e olivicoltura, la migliore espressione della civiltà ellenica, già sviluppate. Nella Croazia continentale, in periodi diversi, i romani talvolta hanno osteggiato la viticoltura come l'imperatore Domiziano, (51-96 d.C.) oppure incoraggiata come l'imperatore Probo. Dopo essersi definitivamente stabiliti negli odierni territori, i Croati acquisiscono l'esperienza della viticoltura da tribù illiriche romanizzate che vivevano qui ed ampliano e sviluppano tali conoscenze con successi alterni. Tra i momenti più critici si evidenziano il periodo delle guerre e, in tempi moderni, il periodo della comparsa delle malattie della vite e parassiti (oidio, peronospora e fillossera).
La discussione sulla storia della vite e viticoltura nel territorio della Croazia è interessante ed offre molti spunti, ma non la continueremo a causa dell'ampiezza dei contenuti, pertanto invitiamo l'utente a consultare la letteratura elencata, confidando che i lavori che si occupano di tale argomento saranno sempre più numerosi.

Qual è lo stato del vigneto in Croazia, qual è la produzione di uva e vino

Superfici vitate in Croazia e numero di produttori registrati nell'Anagrafe (Registro) diviso per contee nel 2003
rango totale (nome della contea) superficie espressa in ha numero di produttori registrati nell'Anagrafe (Registro)
Totale Repubblica di Croazia 17.318,63 17.768
1. C. istriana 2.250,19 2.668
2. C. spalatino - dalmata 1.831,89 3.495
3. C. di Varasdino 379,32 818
4. C. di Krapina e dello Zagorje 174,59 449
5. C. di Zagabria 775,09 1.511
6. C. zaratina 839,69 678
7. C. di Koprivnica e Križevci 114,82 178
8. C. di Sebenico e Tenin 880,75 2.150
9. C. del Međimurje 473,38 427
10. C. di Virovitica e della Podravina 421,91 125
11. C. di Požega e della Slavonia 1.353,04 677
12. C: di Karlovac 63,92 92
13. C. di Osijek e della Baranja 2.156,57 479
14. C. di Bjelovar e della Bilogora 245,03 110
15. C. di Sisak e della Moslavina 135,31 122
16. Zagabria città 37,69 83
17. C. di Vukovar e della Sirmia 1.746,52 510
18. C. di Brod e della Posavina 192,96 120
19. C. litoraneo - montana 132,40 259
20. C. della Lika e di Segna 30,44 86
21. C. raguseo-narentana 2.250,19 2.731
Fonte: (Centro croato per l'agricoltura, cibo e villaggi) Hrvatski centar za poljoprivredu, hranu i selo.

Dal quadro delle superfici agricole in Croazia, classificate per categoria d'utilizzo, si evince che nel periodo 1981-1990 i vigneti coprivano 75.350 ha in media l'anno; il rapporto dell'Istituto statale di statistica della Repubblica di Croazia (Zagabria, 1994) riferisce che nell'anno 1991 le superfici sono diminuite a 71.560 ha, e nel 1992 a 56.360 ha, come erano all'incirca anche nel 1993. Occorre comunque prestare attenzione al fatto che il rapporto relativo agli anni 1992 e 1993 non comprendeva i vigneti ubicati nei territori della Croazia all'epoca interessati dalla guerra, ossia nei territori occupati. I dati sullo stato delle superfici vitate (che secondo il rapporto annuale per il 2003 dell'Istituto statale per la statistica ammontavano a 22.762,87 ha) evidenziano un'impellente necessità di rinnovamento degli impianti viticoli in Croazia: l'età media dei vigneti è molto elevata e quindi molti impianti dovranno essere sostituiti. La tabella ci mostra qual è lo stato del vigneto in Croazia nel 2007, secondo i dati forniti dall'Istituto croato per la viticoltura e vinificazione, che già da anni lavora all'istituzione del catasto viticolo. In Croazia nell'anno 2003 risultavano in produzione 21.929,47 ettari, pari a 102.505.000 piante; rispetto alle 448.532 aziende agricole croate, che contavano 1.493.892 membri, il numero di aziende agricole che conseguivano il loro reddito dalla produzione di frutta e uva ammontava solamente a 10.348.
Nel 1989 secondo l'Annuario di statistica in Croazia si registravano 360 milioni di ceppi di vite europea innestata su portainnesti americani, 11 milioni di piante a piede franco e 47 milioni di piante ibridi produttori diretti. Tre anni dopo, (nel documento 913/93, come allo stato del 31 maggio 1993), nel rapporto dell'Istituto statale di statistica della Repubblica di Croazia si registra un totale di 347.755.269 viti.
Secondo le fonti succitate, nel 1989 sono stati prodotti 3.640.000 dt d'uva. Si valuta che il 10% di tale quantità sia stata consumata allo stato fresco e dal rimanente sono stati prodotti 2.052.810 hl di vino; a paragone nel 2001 (secondo i dati forniti dall'OIV) in Croazia sono state prodotte 3.590.000 dt d'uva e 1.950.000 hl di vino.
Ricordiamo che, secondo un'analisi precedentemente svolta dall'ex Unione commerciale per la viticoltura e vinificazione della Croazia di Zagabria i vitigni a bacca bianca sono maggiormente presenti rispetto a quelli a bacca nera. Nel 2004 il rapporto in percentuale è pari all'incirca al 60 % di cultivar a bacca bianca ed al 40% per quelle a bacca nera.
Il principale Albo di produttori d'uva e vino, compilato dall'Istituto croato per la viticoltura e vinificazione nel 2008 registrava 17.005 produttori ed un totale di 16.252 ettari di vigneto. Secondo i dati forniti dal suddetto Istituto, le dieci più diffuse varietà in Croazia sono la graševina, malvasia istriana,plavac mali, trbljan bijeli denominato anche kuč, plavina, merlot, riesling renano,kujundžuša, ugni blanc e babić. In Croazia, nel periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2008, il totale della vendita di vino ed altri prodotti derivanti da uva o vino, ammontava a 608.000 hl. Sono stati importati 143.680 hl, mentre sono stati esportati 28.564 hl di vino.
Tutti i dati precedentemente riportati sono molto incerti. I conoscitori della situazione asseriscono che lo stato della nostra viticoltura è molto più negativo rispetto a quanto descritto. Tali affermazioni si basano sul fatto che i dati sulle superfici vitate risultano da una valutazione approssimativa, e non da dati certi provenienti da un catasto viticolo che è tuttora in fase di istituzione. Se a questo si aggiunge il dato relativo all'avanzata età media del vigneto croato la situazione si presenta ancor più negativa, quasi allarmante. Le ottimali condizioni pedoclimatiche della Croazia per la produzione di vino di eccellente qualità non consentono di avere certezze se non vengono sfruttate al meglio. Con la rinascita di tale produzione sarebbe possibile risolvere molte questioni sociali ed economiche (dall'occupazione all'emigrazione dai territori a vocazione vinicola fino allo sviluppo turistico, aumento delle esportazioni e in generale miglioramento dello standard di vita). La viticoltura croata si differenzia da tante altre per le sue eccezionali caratteristiche, ma deve tendere ad una produzione di vino di qualità superiore, per la quale possiede le necessarie condizioni, perchè solamente così potrà sostenere la concorrenza con realtà maggiori e meglio organizzate sia sul mercato mondiale, sia nel prossimo futuro sul fronte interno. Questa è la ragione per cui il Ministero dell'agricoltura, foreste e risorse idriche, unitamente agli esperti viticoltori, ha elaborato un programma di ampliamento pari a 13.000 ha di vigneto moderno per il periodo 2004-2009, cosa che il governo croato nel 2004 ha attuato. Sulla base di tale programma sono state individuate superfici adatte a vigneti (e uliveti); ad esempio nella regione della Croazia litoranea si tratta di superfici di macchia mediterranea che d'estate sono spesso soggette ad incendi. Le superfici individuate sono state offerte in concessione alle aziende vitivinicole tramite l'Ufficio centrale per il patrimonio di stato. Le Commissioni delle contee per il rinnovo della viticoltura e vinificazione sono state fondate al fine di aiutare gli investitori interessati, che già nel periodo 2003-2005 hanno messo a dimora 4090 ha di vigneto nuovo, e ci si aspetta che nel futuro il ritmo del rinnovamento dovrebbe aumentare. Nello stesso modo si attende l'importante contributo che dovrebbe apportare la nuova [Legge sui terreni agricoli GU 152/08] e ai sensi della stessa, l'istituzione dell'Agenzia per i terreni agricoli, ma anche altre misure di vigilanza amministrativa atte a stimolare l'ingrandimento delle singole proprietà e creare le condizioni per una moderna produzione.

Due parole sulla denominazione di origine controllata ed altre disposizioni in vigore

In conformità al Regolamento sulla denominazione dei vini di origine controllata (GU 7/05.) ed all'elenco delle denominazioni di origine (GU 6/04.) che sono attualmente in vigore e ad altre disposizioni vigenti, la regione Croazia litoranea è divisa in cinque subregioni e trentuno zone vitivinicole, mentre la regione della Croazia continentale in sette subregioni e trentacinque zone vitivinicole. Nel Regolamento sull'Elenco nazionale delle varietà permesse in Croazia (GU 159/04.) sono regolamentate le cultivar permesse specifiche per ogni singola subregione. Provvisoriamente sono permesse le varietà già esistenti nelle singole zone vitivinicole al giorno dell'entrata in vigore del regolamento, anche se non menzionate nel Regolamento stesso. I vitigni vietati sono ibridi produttori diretti, e lo sfruttamento agricolo per tutti i vitigni non elencati nei primi due gruppi è comunque acconsentito fino al raggiungimento dell'ammortamento biologico degli impianti già esistenti. I dati completi sulla divisione in regioni, subregioni e zone vitivinicole e le notizie sui vitigni permessi e vietati si trovano alla voce regionalizzazione della viticoltura in Croazia, e non vengono ivi ripetute.

Regione vitivinicola della Croazia continentale

Nella regione della Croazia continentale, dove alla base e sulle pendici delle colline e monti al nord dei fiumi Kupa e Sava si coltivava la vite ancora dai tempi remoti, sono preponderanti le varietà bianche, tra cui la graševina (riesling italico) detiene il primato. Ci sono numerose testimonianze sulla ricca tradizione vitivinicola in questa regione come in quelle di Krapina, Vinagora, Lobor e Petrijanec. Nonostante la vite qui sia stata coltivata anche precedentemente, gli inizi della viticoltura e produzione vinicola vengono collegati al nome dell'imperatore Ottaviano Augusto (63-14 a.C.) quando si registrano nei documenti i primi disboscamenti mediante fuoco, ed i primi vigneti sulle aree così ottenute. Anche il nome attuale della Moslavačka gora proviene da Mons Claudius, di cui scrive il geografo greco Tolomeo del II secolo.
La famosa cantina di Kutjevo - Kutjevački podrumi Al rapido sviluppo della viticoltura e vinificazione in questo territorio ha notevolmente contribuito la cristianizzazione, ed in particolare durante il periodo medievale quando la viticoltura aveva anche un importante significato economico. Era la chiesa, oltre alla nobiltà più ricca, a possedere molti dei vigneti, e così era anche nell'abbazia cistercense di Kutjevo (Valisa Aonesta de Gotho sen Kuttyevo; 1232-1536). Potremmo così elencare numerosi dati interessanti sullo sviluppo della viticoltura, ad esempio sulle pendici meridionali della Medvednica, menzionata nella regale Bolla d'oro del 1220, ma anche sul suo decadimento dopo l'occupazione da parte dei Turchi; sui tributi nominati gornica (n.d.t. tassa sul vigneto) e decima, e sulla grande e diversificata produzione di vino alla fine del XVIII secolo, quando ammontava a più di un milione di bigonci (che tradotto in denaro a quei tempi era superiore all'intera produzione di grano); sulle ragioni delle rivolte dei contadini in Croazia ed altre curiosità non parleremo più diffusamente a causa dello spazio limitato. Aggiungiamo solamente che il periodo moderno della viticoltura croata inizia nel 1841 con la fondazione del Gospodarsko društvo (n.d.t. Associazione economica) che sistematicamente migliorava sia la viticoltura che la vinificazione, di cui solamente alcuni membri e collaboratori più illustri sono qui riportati (Stražimir, Trummer, Vukatinović, Štriga, Šulek, Haulik et al.). Per merito dell'Associazione i vinificatori croati partecipano alla Prima mostra del vino a Vienna nel 1857 dove vengono in particolare notati i vini di Ilok, e sempre l'Associazione ha il merito di aver organizzato la Prima mostra croata del vino a Sv. Ivan Zelina (1860) e mostra economica a Zagabria (1864) e la specialistica fiera vinicola a Krapina (1904). Con la comparsa di malattie e parassiti inizia il declino della vite e, al fine di combattere questi nemici naturali e contrastare le incombenti difficoltà economiche, vengono fondate le prime associazioni vinicole e le cooperative (tra cui la Prva plešivičko-okićka vinogradarska zadruga Gornji Desinec) (n.d.t. Prima cooperativa viticola di Plešivica e Okić a Gornji Desinac), che non ha mai smesso la sua attività dalla fondazione ad oggi.
Le guerre e le misure di politica economica hanno portato alla presente situazione di cui, alla luce della regionalizzazione in atto, desideriamo fornire almeno i dati fondamentali

Subregione di Podunavlje

Podregija Podunavlje

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Baranja
Erdut
Srijem

La subregione di Podunavlje contiene tre zone vitivinicole, Srijem (1750 ha), Erdut (880 ha) e Baranja (1170 ha) la quale, durante l'aggressione alla Croazia (1991-1995), ha subito oltre ad incommensurabili perdite umane, anche enormi danni alla viticoltura e produzione vinicola; pertanto attualmente né per la produzione (nel 2005 vigneti pari a 3800 ha), né per la presenza dei suoi vini sul mercato nazionale ed estero, ha ancora raggiunto il livello con cui si era meritata la fama di punta di diamante dell'enologia croata. Con il reintegro pacifico nel sistema giuridico ed economico della Repubblica di Croazia intrapreso nel 1997, è iniziato anche il rinnovamento e la produzione nei grandi vigneti delle aziende Belje (Kneževi vinogradi), IPK Osijek (a Erdut), Vupik (dove si trova il famoso Vučedol, sito archeologico preistorico), dove anche prima si coltivavano vitigni di grande qualità (i bianchi graševina, traminer, pinot bianco, riesling renano, chardonnay, sauvignon, moscato ottonel, i neri franconia, cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, pinot nero e altri). Le favorevoli condizioni pedoclimatiche unitamente alla scelta oculata delle varietà hanno da sempre garantito vini di ottima qualità, tra i quali spicca il traminer di Ilok. Anche i produttori privati hanno differenziato la scelta delle varietà, tanto che solo occasionalmente si possono trovare le vecchie cultivar slankamenka, kadarka, ružica ed altre.

Subregione della Slavonia

podregija Slavonija
La subregione Slavonia produce le maggiori quantità ed è territorialmente parlando la più estesa con le sue dieci zone vitivinicole (Đakovo con circa 850 ha di vigneto, Slavonski Brod 1150 ha, Nova Gradiška 300 ha, Požega-Pleternica 390 ha, Kutjevo 800 ha, Daruvar 560 ha, Pakrac 20 ha, Feričanci 775 ha, Orahovica-Slatina 860 ha e Virovitica 695 ha), dove troviamo diversi vini bianchi, rosé e rossi, che hanno raggiunto una certa notorietà anche all'estero. A questo ha contribuito, oltre alla lunga tradizione, anche il serio e meticoloso lavoro e l'attenzione nel rifornire costantemente il mercato con vini ben confezionati di ottima qualità. Il vino più conosciuto dell'intera regione continentale ed in particolare di questa subregione è la graševina. Tale vino (come la graševina di Kutjevo, Slavonski Brod, Daruvar e Đakovo), ha probabilmente contribuito maggiormente al buon nome di questa subregione. La varietà di vini, bianchi, rosé e rossi di questo territorio rispecchia anche la varietà delle cultivar, tra cui spiccano per le bianche i chardonnay, pinot bianco, riesling renano, sylvaner verde, müller thurgau, e per le nere franconia (particolarmente della zona vitivinicola di Feričanci), pinot nero e zweigelt. A questo va aggiunto anche il gran numero di etichette, sia grandi aziende come Kutjevo d.d., PPK Orehovica, Badel 1862, sia singoli produttori come Enjingi, Krauthaker, Zdjelarević e altri, che ottengono ottimi risultati. Si potrebbe diffusamente illustrare la ricca storia della vitivinificazione di questo territorio, ma ricordiamo solamente che il buon nome dei vini di Kutjevo è legato al nome della già menzionata abbazia cistercense (fondata nel 1232), e, dopo le distruzioni perpetrate dagli Ottomani, dei nuovi proprietari delle terre appartenenti all'abbazia, ossia i gesuiti zagabresi, proprietari dal 1669 al 1773, e dopo, fino alla vendita all'asta tenutasi nel 1882, la Naukovna zaklada. Maggior merito per la promozione della viticoltura in questa parte della Slavonia ha la famiglia Turković, e sul territorio di Đakovo i vescovi Anton Mandić e Josip Juraj Strossmayer.

Subregione Prigorje-Bilogora-Moslavina

Podregija Prigorje-Bilogora-Moslavina i Pokuplje
Le pendici meridionali del monte Moslavina, di cui abbiamo già dato qualche cenno, sono molto adatte per la coltivazione della vite, per cui la viticoltura di questa subregione non è solamente antica ma anche di grande qualità; ed in particolare la zona vitivinicola Voloder-Ivanić Grad (con circa 1400 ha), che è superiore per produzione e varietà di vini all'altra zona vitivinicola di Čazma (865 ha). Insieme alle cultivar autoctone moslavac (furmint) e škrlet, la cultivar maggiormente presente è la kraljevina, anche se viene sistematicamente soppiantata dalla graševina, e ultimamente, anche da altri vitigni di qualità come chardonnay, riesling renano, pinot bianco, semillon bianco, sauvignon bianco. Qui si è conservata la quasi dimenticata petrinjska dišeća ranina, i cui vini hanno un aroma varietale molto riconoscibile. Il capoluogo della subregione è Voloder, dove già nel 1913 viene fondata la Hrvatska vinarska zadruga moslavačkih vinogradara (Cooperativa croata vinicola dei viticoltori della Moslavina), e dove operava Lujo Miklaužić, il cui nome venne attribuito anche all'Udruga vinogradara i vinara moslavačkog kraja (Associazione di viticoltori e vinificatori del territorio della Moslavina).

La subregione di Prigorje-Bilogora contiene sei zone vitivinicole (Dugo Selo-Vrbovec con 940 ha, Kalnik 1500 ha, Koprivnica-Đurđevac 2150 ha, Bilogora 710 ha, Zelina 2100 ha e Zagabria 1500 ha) dove si mantiene fedelmente la caratteristica dell'intera regione ovvero la preponderanza delle cultivar bianche, tra le quali la già citata graševina, anche se è noto il vino rosso frankovka. Anche qui, come nella vicina zona vitivinicola di Hrvatsko Zagorje, solo una piccola quantità dell'uva raccolta viene lavorata e destinata al mercato (prigorska kraljevina o križevačka graševina e vini di sempre più numerosi produttori privati), mentre la quantità maggiore viene consumata ad uso casalingo o venduta allo sfuso.
I križevački štatuti (statuti di Križevci)e le regole secondo cui si svolgevano le feste goliardiche sono stati descritti alla voce a loro dedicata. Qui invece sottolineiamo che a Križevci è stata fondata la prima scuola per l'agricoltura in Croazia Gospodarsko-šumsko učilište (Scuola economico-forestale), sulla quale abbiamo scritto maggiormente alla voce scuole per l'agricoltura, che ha formato i nostri primi vitivinicoltori qualificati. Una delle sei zone vitivinicole di questa subregione è denominata Zagabria e si trova a nord del fiume Sava. É interessante che, secondo i dati forniti dall'Istituto statale di statistica della Repubblica di Croazia (documenti 913/93, Zagabria, 1994), prima dell'approvazione della Legge sui territori di contee, città e comuni nella Repubblica di Croazia ovvero prima del 30 dicembre 1992, questo territorio, più precisamente il territorio della città di Zagabria, contava circa 25.000.000 viti, che in rapporto a tutte le altre città e comuni croati era la quantità maggiore. Dai dati si evince che nel passato questa zona vitivinicola era ancor più ricca di viti e vino, e lo testimoniano anche i toponimi di alcuni quartieri di questa metropoli riconducibili alla viticoltura. Zagabria è oggi il nostro maggiore mercato di vino (ma anche di altre bevande alcoliche e non), sede della più grande azienda croata vinicola (Badel 1862 d.d.) e centro dei nostri maggiori istituti di ricerca scientifica enologica.

Subregione di Pokuplje

La subregione più piccola della regione Croazia continentale in ordine di produzione d'uva e vino è Pokuplje con tre zone vitivinicole (Karlovac 850 ha, Petrinja 220 ha e Vukomeričke gorice 950 ha) dove la viticoltura non ha lo stesso significato che in Slavonia o sulla Plešivica, anche perchè qui le condizioni sono in generale meno favorevoli. Nei testi più antichi troviamo notizie che invece testimoniano come l'attività vinicola fosse molto più vivace. Petrinjska ranina e žuti ovnek sono i vitigni autoctoni locali, sulla cui importanza economica la nostra scienza enologica deve ancora formulare un parere.

Subregione di Plešivica

podregija Plešivica
La subregione di Plešivica con le sue cinque zone vitivinicole (Samobor 500 ha, Plešivica-Okić 880 ha, Sveta Jana 800 ha, Krašić 330 ha e Ozalj 770 ha) abbraccia i pendii e la base dei versanti meridionali del Plešivica, Okić, Samoborsko e Žumberačko gorje che la proteggono dai venti del nord. Purtroppo, molti dei luoghi particolarmente adatti per la viticoltura sono stati irrimediabilmente sacrificati alla smisurata edificazione di seconde case. In ogni modo una discreta parte degli anfiteatri naturali di Plešivica è coperta da viti e sulla loro parte superiore si trovano le kleti, tradizionali casette di legno che servono sia da cantina che da ripostiglio per gli attrezzi; l'armonia della regione è interrotta occasionalmente da costruzioni nuove attorniate da siepi di sempreverdi, cipressi e cedri che non sono comuni alla vegetazione di questa zona. Le eccezionali condizioni microclimatiche, molto sole, un'oculata scelta dei vitigni operata nei secoli e naturalmente un attento lavoro dei viticoltori concorrono alla creazione di vini armonici, leggermente aromatici e spesso di accentuata acidità, sempre freschi e beverini, molto ricercati sul mercato di Zagabria (distante circa 20 km). Della viticoltura di questa zona sono stati conservati documenti di più di seicento anni fa, più precisamente del 1370, e molte note riportano i particolari appezzamenti, come ad esempio Mladina i cui vini sono giudicati tra i migliori anche oggi. Lo spirito cooperativo che è stato molto presente in questa zona ha contribuito, anche nei periodi più duri, a modificare la scelta dei vitigni coltivati e la produzione dei vini conformemente alle richieste del mercato.
Stari uzgojni oblik vinove loze (MP)
Vecchio metodo d'allevamento della vite (MP).

Alle cantine cooperative (Gornji Desinec, Plešivica) e ad altre aziende vinicole della zona (con cantine a Gornja Reka, Mladina e Krašić) come alla cantina di Sveta Jana, attualmente si sono aggregati molti produttori privati, di cui alcuni, come ad esempio Tomac e Velimir Korak, hanno già ricevuto importanti riconoscimenti nei concorsi vinicoli nazionali ed internazionali. Ci rallegra il fatto che oltre alla vecchia struttura del vigneto, che già era di qualità (kraljevina, zelenac dolce, veltliner rosso..), anche qui viene sempre maggiormente piantato il riesling italico, ma anche il riesling renano, neuburger, traminer, pinot bianco, chardonnay ed altri. Dalle varietà nere la più presente è il portugieser, da cui si produce un vino novello molto apprezzato nella vicina Zagabria, specialmente durante la sagra del vino “Zagrebački dani portugisca” ("I giorni zagabresi del portugieser").

Subregione Zagorje-Međimurje

Podregija Zagorje-Međimurje
La subregione di Zagorje-Međimurje è un terreno collinare che contiene sei zone vitivinicole (Međimurje 1100 ha, Varaždin 3280 ha, Ludbreg 490 ha, Krapina 1030 ha, Zlatar 1850 ha e Zabok 1340 ha) che sembrano, a prima vista, molto similari. La maggior parte di vigneti dello Zagorje si trova su colline dai dolci pendii, che solamente in alcuni luoghi diventano ripidi. Qui si coltivano prevalentemente gli antichi vitigni bianchi di qualità (belina, lipovina, kraljevina, plavec žuti e altri), che vengono vinificati maggiormente in maniera tradizionale nelle kleti di proprietà e per il consumo domestico. I vini sono di colore chiaro, leggeri, molto freschi, e negli anni peggiori anche acidi; da qui l'usanza di consumarli quasi regolarmente con l'acqua minerale, gemišt. A differenza dello Zagorje nella zona di Međimurje oltre alla kraljevina, vitigno appartenente al vecchio assortimento, è in aumento la coltivazione della graševina, moslavac e riesling renano. Gli altri vitigni bianchi coltivati sono pinot bianco, sylvaner, traminer, chardonnay, moscato ottonel ed altri. I vitigni neri, portugieser e franconia sono molto meno presenti. I consumatori, a ragione, apprezzano maggiormente i vini provenienti da Vinice, Varaždin breg, Štrigova, Urban breg e alcuni altri luoghi. Di ciò una parte del merito appartiene, unitamente alla posizione favorevole dei vigneti e appropriati metodi vitivinicoli, al movimento cooperativo molto sviluppato a Desinić, Vinica, Pregrada, Krapina ed all'applicazione delle più moderne tecniche di vinificazione e conservazione adottati dalle aziende vinicole a Začretje, Štrigova, Varaždin e da molti produttori privati.

Regione vitivinicola della Croazia litoranea

Nella regione della Croazia litoranea che è delimitata dalle frastagliate coste adriatiche ed innumerevoli isole da una parte e dalla catena montuosa delle Alpi Dinariche dall'altra, si coltivano prevalentemente vitigni a bacca nera.

La subregione di Istria

vinogorja Istra i Hrvatsko primorje
La subregione più settentrionale della regione vitivinicola della Croazia litoranea è l'Istria, con un totale di circa 6150 ha di vigneto, situato maggiormente lungo la sua costa occidentale. Il mite clima sub-tropicale, particolarmente presente nella costa della "penisola verde", attraeva molte popolazioni tra cui anche i Greci e Romani, e infine i Croati che si stabiliscono in modo definitivo nel corso del VII secolo. Del passato vitivinicolo di questo territorio testimoniano molti reperti archeologici come anfore, torchi, lapidi decorate con motivi di vite e uva, documenti e toponimi quali ad esempio Kalavojna.

Le differenze climatiche si susseguono in questo territorio relativamente ristretto condizionando così la varietà della produzione vitivinicola. Nelle tre zone vitivinicole dell'Istria (Istria occidentale 5840 ha, Istria centrale 210 ha e Istria orientale 100 ha), le varietà raccomandate dal Regolamento dell'Elenco nazionale…, GU 159/04 sono ventuno. In tutta l'Istria il vitigno preponderante a bacca bianca è la malvasia istriana da cui si producono vini di qualità e di qualità superiore. Le altre varietà a bacca bianca sono chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, moscato ottonel ed altre meno diffuse; la produzione del moscato bianco di Momjan, ad esempio, era quasi completamente scomparsa, ma grazie all'impegno di alcuni giovani viticoltori è in forte ripresa.
Le cultivar nere, terano e refosco da quali si producono omonimi vini di qualità superiore, come ad esempio il terano di Montona, che una volta erano maggiormente coltivate, ora stanno lasciando posto ad altre cultivar, principalmente a merlot e cabernet sauvignon. Per i vini rosé menzioniamo la hrvatica di Buie e il rosé di Parenzo prodotto con la base di cabernet sauvignon.

La subregione di Hrvatsko primorje

La subregione di Hrvatsko primorje contiene cinque zone vitivinicole di circa 2480 ha; unitamente alle isole quarnerine ne fa parte anche l'isola della Dalmazia settentrionale Pago. A differenza dell'Istria, dove c'è una produzione maggiore e più variegata, nei vigneti di questa subregione la produzione è inferiore con solo alcuni vini di fascia qualitativa superiore tra i quali si distingue la žlahtina, prodotta principalmente a Vrbnik. Una buona produzione vinicola è anche nell'isola di Pago dal vitigno gegić, nell'isola di Susak dal vitigno trojšćina e nel Vinodol dai vitigni žlahtina, cabernet sauvignon ed altri.
Rijeka è il capoluogo della subregione e il maggior porto croato e funge da centro di smistamento e di lavorazione finale. Tra le due guerre mondiali, più precisamente tra il 1920 e 1940, qui c'erano 10 grandi cantine, la cui attività è stata rilevata dalla Cantina Istravino diventata nota per la produzione di vermuth, prosecco, spumante gassato bakarska vodica e lavorazione finale di vini da tavola e vini di qualità provenienti da altre zone vitivinicole.

La subregione della Dalmazia settentrionale

La subregione della Dalmazia settentrionale con circa 3600 ha di vigneto contiene otto zone vitivinicole principalmente nel territorio di Bukovica e Ravni kotari, mentre solo una piccola parte si trova sulla costa e sulle isole. Le zone sono Zadar-Biograd di circa 240 ha, Benkovac-Stankovci 980 ha, Promina 300 ha, Pirovac-Skradin 800 ha, Knin 180 ha, Drniš 350 ha, Sebenico 400 ha e Primošten 320 ha. Indipendentemente dalle condizioni eco-climatiche molto uniformi e dalla grande produzione di vini da tavola bianchi principalmente da uve trbljan e rossi principalmente da uve plavina, la subregione è nota per i vini di varietà autoctone da particolari appezzamenti come il Babić di Primošten e Debit di Oklaj ovvero žutina di Oklaj. I nuovi vigneti sull'appezzamento di Kurlat, vicino a Benkovac, modificheranno il quadro vitivinicolo di questo territorio. L'introduzione di nuove varietà a bacca nera come grenache, carignan, syrah, ed a bacca bianca come ugni blanc ha già dato buoni risultati nel migliorare l'offerta vinicola del territorio.
La produzione d'uva da tavola, che nel 1987-1990 si stimava essere 42.000 dt/anno, doveva modificare il quadro produttivo esistente, ma nonostante i promettenti risultati ottenuti, l'aggressione sulla Croazia ha arrestato tale tendenza e sembra che l'abbia posticipato sul lungo periodo.
I maggiori centri di lavorazione della subregione si trovano a Zara, Benkovac e Sebenico.

vinogorja Sjeverna Dalmacija, Dalmatinska zagora, Srednja i južna Dalmacija

La subregione di Dalmatinska zagora

La subregione della Dalmatinska zagora, con circa 2000 ha di vigneto, è divisa in 3 zone vitivinicole tra cui Sinj-Vrlika, con circa 120 ha, è la più piccola. Nella zona vitivinicola di Imotski si trovano circa 700 ha, e nella zona vitivinicola di Vrgorac circa 1200 ha di vigneto. I vitigni tradizionali della subregione, ninčuša, pagadebit ossia debit, plavina, trnjak e altri, vengono principalmente vinificati ad uso domestico (come la chiara hrvaština nota nella zona di Sinj). Il vitigno più coltivato è kujundžuša bianca dal quale si ottiene l'omonimo vino leggero e beverino di cui il maggiore produttore è la Cantina di Imotski.

La subregione di Dalmazia centrale e meridionale.

La subregione della Dalmazia centrale e meridionale contiene la maggior parte di tutte le zone vitivinicole della Dalmazia (12), di cui sette si trovano sulle isole di Mljet, Korčula, Lastovo, Vis, Hvar, Brač e Šolta, e cinque sulla costa nel territorio di Kaštela-Trogir, Spalato-Omiš-Makarska, Neretva, Konavle e Pelješac. Nel corso del 2004 in questa subregione è stato registrato un vigneto di circa 4450 ha. Anche qui come in Istria troviamo numerose testimonianze di un ricco passato vitivinicolo: resti di contenitori per il vino anfore e bicchieri e altri oggetti del genere appartenenti alla cultura materiale, le testimonianze scritte di elogi al vino dell'isola di Vis (Agatarchide) e le monete di rame e d'argento della città di Pharos (Stari Grad, sull'isola di Hvar) del III secolo a.C. con raffigurata l'immagine di una capra, simbolo della viticoltura (visto che proprio la pelle di capra era indispensabile per la produzione di otri), o le monete della città di Issa (Vis) raffiguranti un'anfora e un grappolo d'uva del 385 a.C. il vitigno principale è il plavac mali. La sua coltivazione è raccomandata in tutte le zone vitivinicole della subregione ed è la base di produzione dei vini rossi di qualità o di qualità superiore Dingač, Postup, Zlatan plavac, Pharos e Plavac Bol. Ad eccezione del plavina (in particolare nella zona del fiume Neretva) e dobričić (a Šolta) e alcuni altri vitigni a bacca nera introdotti, come ad esempio il saperavi, merlot, cabernet sauvignon, l'apporto di altre cultivar nere è significativamente inferiore e i vini ottenuti vengono prevalentemente utilizzati per l'assemblaggio. Menzioniamo che la nostra varietà a bacca nera maggiormente conosciuta, il plavac mali, è nata in tempi remoti dall'incrocio delle cultivar autoctone dalmate, crljenak kaštelanski (più noto con il nome di zinfandel) e dobričić e che il ritorno alla coltivazione di tali cultivar probabilmente influirà notevolmente sulla viticoltura in Dalmazia.
Anche se la parte delle varietà a bacca bianca nel vigneto dalmato in proporzione sia molto inferiore rispetto alle varietà a bacca nera, il loro significato dal punto di vista ampelografico ed enologico è molto importante sia per la diversità sia per il numero. Qui sono incluse: vugava, pošip, grk, malvasia dubrovačka (malvasia di Ragusa), cetinka ed alcune altre varietà autoctone; e in tempi più recenti alcune altre varietà introdotte come l'ugni blanc e rkaciteli. Tutte queste cultivar (e i vini da loro ottenuti) sono descritti separatamente.
Lo sviluppo del mercato e del turismo ha influito sull'ammodernamento delle cantine, sia nelle grandi aziende vinicole come Dalmacijavino di Spalato sia, in particolare, nelle cooperative e singoli produttori.
L'esportazione del vino croato varia molto di anno in anno ed è compresa nell'intervallo tra 165.000 e 360.000 hl. La maggior parte del vino esportato prima era sfuso e veniva utilizzato per l'assemblaggio con i vini dei clienti; di conseguenza sul mercato tali vini non riportavano la denominazione d'origine croata. Ultimamente si esporta sempre più il vino confezionato in bottiglie. Il resto della quantità di vino prodotta viene consumata sul mercato nazionale, ed una parte viene indirettamente esportata mediante il turismo. Le necessità della popolazione locale e dell'economia del turismo e ristorazione sono molto superiori alla produzione, pertanto si importano notevoli quantità da altri paesi; ed anche qui vige la tendenza di importare maggiormente vini imbottigliati di qualità superiore al posto del vino sfuso.

Sull'importanza della viticoltura nell'economia della Croazia

La produzione di uva da tavola richiede oltre a particolari fattori ambientali anche molte altre caratteristiche quali ad es. l'irrigazione, che in Croazia troviamo solamente sul territorio di Zara e nella parte inferiore del corso del fiume Neretva. Si presume che questo tipo di produzione, fino ad oggi trascurata, abbia buone possibilità di sviluppo, sulla base delle ricerche finora svolte e dei risultati ottenuti su piccole particelle di terreno.
Dell'importanza della viticoltura nell'economia croata testimonia anche il dato sul numero di occupati nella produzione diretta, ma ancor di più il numero di occupati indiretti (coloro che producono vino o altri prodotti alimentari, commercio di uva o vino, produzione di confezioni e anticrittogamici, utensili etc.) che è almeno il triplo del primo. Poiché in molti territori croati vi sono condizioni uniche ed ideali, climatiche, podologiche ed altre, è plausibile aspettarsi uno sviluppo della viticoltura e vinificazione più rapido ed improntato su tecnologie moderne.
Vedi: regionalizzazione dei territori vitivinicoli in Croazia, zone secondo A. J. Winkler, descrizioni della viticoltura per ognuna delle subregioni elencate, scuole per l'agricoltura, vigneti di Zagabria, regioni vitivinicole croate, subregioni e zone vitivinicole.

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