malvasia

Da Vinopedia.
malvasia istriana (RG)
è il nome (spesso con l’aggiunta di un’indicazione generica come ad esempio istriana) comune per un grande numero di differenti o similari varietà che si coltivano sin dai tempi remoti in tutto il Mediterraneo.

Si possono dividere in base alle varie caratteristiche come ad esempio il colore (bianche, nere e rosè) o l’aromaticità (molto aromatiche, aromatiche e non aromatiche). Le differenze tra le varietà sono nella produttività, capacità di accumulo degli zuccheri ed acidi, adattabilità all’ambiente, differenti tempi di maturazione, resistenza alle malattie e naturalmente in relazione alle misurazioni ampelografiche e variazioni genetiche tra le singole varietà ossia in relazione alla variabilità nell’interno della stessa varietà di vite.
Nel corso del convegno scientifico internazionale sulle malvasie nel Mediterraneo, organizzato dall’Istituto per l’agricoltura e turismo di Poreč (Parenzo), dal 19 al 21/05/2005, sono stati esposti molti dati interessanti a proposito delle malvasie; ad esempio che tra le oltre 50 cultivar, solamente una ventina non possiedono alcun altro nome o sinonimo. Considerando che vengono chiamate con il nome di malvasia addirittura 37 cultivar il cui nome principale od originale non è malvasia, si propone l’abbandono di tale prassi e l’uso esclusivo di un nome principale (diverso da malvasia), ed in particolare qualora l’analisi genetica confermasse che tali cultivar non sono in parentela con cultivar tradizionalmente nominate malvasia. Il maggior numero di cultivar nominate tradizionalmente malvasia sono a bacca bianca. Un numero inferiore (circa otto) sono ad aroma moscato. Nel Catalogo nazionale delle varietà di viti italiano sono otto le varietà iscritte, mentre le altre sono in fase di sperimentazione. Nell’Elenco nazionale croato delle varietà di viti riconosciute sono iscritte e raccomandate due malvasie: malvasia istriana e malvasia di Dubrovnik.
La maggioranza delle cultivar nominate malvasia si trovano in Italia, che ne possiede anche la maggiore superficie vitata produttiva. Importanti superfici coltivate si trovano anche negli altri paesi mediterranei, prevalentemente europei. Il punto più a ovest dove si coltiva la malvasia sono le isole Canarie, territorio spagnolo situato davanti alla costa africana occidentale, e poi le portoghesi isole Azzorre. La malvasia viene coltivata anche in Portogallo, Spagna, Francia, Slovenia, Croazia, Monte Negro, Albania e Grecia. Da quest’ultima, dicono in molti, deriverebbe la sua origine oppure solamente il nome.
Le malvasie più ricordate sono:

  • malvasia bianca lunga (i cui sinonimi sono: m. Toscana, m. bianca di Toscana e m. del Chianti),
  • malvasia di Candia (sinonimi: malvasia e m. di Alessandria) che è una delle varietà maggiormente produttive,
  • malvasia del Lazio (sinonimi: m. gentile e m. puntinata),
  • malvasia di Casorzo (conosciuta anche come moscatellina),
  • malvasia delle Lipari (ex. m. di Lipari),
  • malvasia di Sardegna – una varietà per la quale molti ampelografi sostengono che è uguale alla m. di Sitges (coltivata in Spagna) e alla nostra malvasia di Dubrovnik (Ragusa).

Secondo i risultati di numerose ricerche, la varietà che spicca in comparazione con le altre malvasie, per le sue caratteristiche ampelografiche e agrotecniche ed in particolare per la qualità del vino da essa ottenuto è la malvasia istriana che si coltiva maggiormente nell’Istria croata, e meno in Slovenia ed Italia, nel Friuli.
La malvasia rosa che ha origine dalla mutazione gemmaria della malvasia di Candia, che è stata ottenuta non prima del 1967, è caratterizzata dall’aroma che ricorda il fiore di rosa, dalla produttività molto alta ( grappolo di media grandezza) e grande capacità di accumulo di zuccheri e acidi.
La malvasia di Candia aromatica viene usata per la produzione di vini da dessert e spumanti, ed è maggiormente coltivata nell’ Emilia-Romagna, sui colli piacentini.
Di alcune malvasie nere, quella maggiormente coltivata è la m. nera di Basilicata. La m. nera di Brindisi ha molti sinonimi, di cui ricordiamo: m. nera di Lecce, m. negra oppure m. nera di Candia.
Nella letteratura vengono anche ricordate le malvasia Furhmann, malvasia nostrana, m. di Schierano e la m. di Sardegna che si coltiva appunto in Sardegna. Malvasia, conosciuta sul mercato con il nome di Kloster Muri-Gries è poco produttiva, e la malvasia bianca lunga che fino a poco tempo fa era una dei vitigni maggiormente coltivati in Toscana, adesso viene abbandonata poiché non rientra più nella composizione del vino Chianti. Un biotipo di tale varietà è la malvasia di Montegonzi, che Francesco Redi, ancora nel 1685 decantava nel suo “Bacco di toscana”. Ricordiamo che la m. del Lazio viene coltivata su quasi tutte le isole italiane del Tirreno: le isole Pontine, Ischia e Elba.
La coltivazione della malvasia di Madeira si registra nel 1513, come ricorda il quadro del pittore spagnolo F. de Herrera. Gli studi scientifici recenti non hanno confermato la similitudine tra questa malvasia e quella di Candia, ne con la malvasia di Spagna, come si presumeva precedentemente. In Spagna le varietà con il nome di malvasia (maggiormente la m. di Spagna) vengono coltivate su circa 6.000 ettari prevalentemente sulle isole Canarie, in Castilla e Valenzia, mentre nel passato venivano molto coltivate nella Rioja, Catalonia e sulle isole Baleari.
La coltivazione delle malvasie ha conosciuto diverse fortune nei vari periodi storici. Sappiamo con certezza che solo dopo la comparsa della fillossera (alla fine dell’ottocento e all’inizio del novecento) la malvasia istriana è diventata la varietà maggiormente coltivata in Istria, rispetto alle vecchie varietà autoctone a bacca nera.
Gli esperti dei vivai Rauscedo (Italia), nel produrre barbatelle per il mercato sono riusciti a selezionare un numero cospicuo di interessanti cloni (due cloni della m. di Candia Rauscedo, due cloni della m. del Chianti Rauscedo, quattro cloni della m. istriana, tre cloni della m. nera di Brindisi e addirittura otto cloni della m. di Lecce) e come è stato riferito al suddetto convegno a Parenzo, tali cloni sono già in fase di sfruttamento.
Dell’importanza di questo lavoro testimonia anche il dato che i vivai di Rauscedo, tra i più grandi nel mondo, producono annualmente circa 67 milioni di barbatelle di cui (dato riferito al 1982/83) il 10% sono malvasie. Non vengono prodotte barbatelle di varietà a ridotto impatto economico come ad esempio la m. di Casorzo, m. delle Lipari (ex m. di Lipari, che, come già evidenziato, da noi viene chiamata m. di Dubrovnik), m. di Schierano, e m. di Bosa, oppure varietà per le quali non c’è domanda sul mercato come ad esempio la m. di Candia, la cui produzione ha subito un calo passando da 3 milioni a circa 400.000 barbatelle e la m. del Chianti, la cui produzione di barbatelle è calata da 1,3 milioni a 200.000.
Sul mercato delle barbatelle sono molto ricercate le malvasie di qualità, come la m. del Lazio per il mercato italiano e la m. istriana per il mercato croato, prevalentemente per l’Istria (circa 80%), mentre una piccola parte viene collocata sul mercato friulano.
Alla fine di questo articolo diciamo che il nome malvasia è correlato alla Repubblica veneziana e il commercio di vino che partiva dal porto greco Monemvasia (che significa porto ad una sola entrata) fino ai possedimenti veneziani ed altri mercati del nord Europa. Secondo alcuni il nome malvasia veniva usato anche nel periodo pre cristiano; è certo però che il nome è stato usato sempre, anche se con maggiore diffusione nel corso del cinquecento.
Il vino malvasia è ricordato nei testi di William Shakespeare (1564-1616) (precisamente quello delle isole Canarie, nominato Malmsey), di Carlo Goldoni (1707-1793), del poeta e scrittore scozzese Walter Scott (1771-1832), del poeta britannico lord George Gordon Byron (1788-1824).
I vinaioli istriani dell’associazione Vinistra, hanno dimostrato, grazie ai procedimenti moderni di vinificazione, che la malvasia istriana possiede grandi potenzialità, fin ora non pienamente raggiunte, mentre i tanti ed interessanti studi dell’Istituto per l’agricoltura e turismo di Poreč (Parenzo) in collaborazione con la Facoltà di agricoltura di Zagreb (Zagabria) ed altri istituti italiani e sloveni, fanno prospettare una nuova fase che darà importanti risposte (dal punto di vista economico e delle tecnologie vitivinicole) dell’impatto sulla qualità finale del prodotto di fattori come ad esempio il portainnesto, forma di allevamento, lieviti autoctoni, fermentazione malolattica controllata, macerazione prefermentativa, affinamento in botti di legno.

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